vai alla versione inglese  vai alla versione in tedesco

Il santuario di San Romedio

Il santuario di San RomedioIl santuario di San Romedio è forse il più interessante esempio di arte cristiana medioevale e rinascimentale del Trentino. Collocato su una rupe calcarea a tre chilometri da Sanzeno, vi si accede per la strada che costeggia il rio San Romedio percorrendo una stretta gola costeggiata da rocciose pareti scoscese.
Custodito oggi dai padri Francescani, il santuario si eleva su una roccia alta 70 metri, posta nel mezzo d’una selvaggia forra alla confluenza del rio Verdés con il rio di San Romedio e appare all’improvviso al visitatore in tutta la sua bellezza.
Costruito a più riprese a partire dall’anno Mille, il complesso ha subito nel corso dei secoli numerose aggiunte e interventi e solo nel XVIII secolo ha acquistato l’aspetto odierno.
In un suggestivo e ardito percorso architettonico che segue l’andamento dello sperone roccioso, il visitatore percorre i 131 gradini della scalinata e incontra in successione:

Affreschi e quadri votivi di varie epoche e scuole artistiche, edicole settecentesche con statue lignee, innumerevoli ex voto portati dai pellegrini contribuiscono a comporre un insieme di ineffabile fascino.
In un’apposita area, allestita in collaborazione con il Parco Naturale Adamello Brenta, dal 1958 dimorano ai piedi del santuario alcuni esemplari di orso bruno alpino, a ricordare la leggenda del Santo eremita.

 

Romedio, il Santo eremita

Si narra che Romedio un giorno cavalcò l’orso che gli aveva sbranato il cavallo. La storia non prova questo fatto, naturalmente, tuttavia sostiene che Romedio visse nell’alto Medioevo, a cavallo del primo millennio.
In quel periodo in Europa fioriva l’eremitismo, una forma di monachesimo cristiano che consisteva nella vita ascetica e contemplativa in località isolate.
Signore del castello di Thaur nella valle dell’Inn (attuale Austria), Romedio apparteneva alla ricca nobiltà bavarese. Nel corso del viaggio di rientro da un pellegrinaggio a Roma, decide di ritirarsi a vita di penitenza, dona ogni sua proprietà alle Chiese di Trento e di Augusta in Baviera e prosegue il suo viaggio fino a Sanzeno, sulla tomba dei tre protomartiri, per iniziare la sua nuova vita nei dintorni, tra le rocce.
Romedio adatta una grotta alle sue esigenze, costruisce un’edicola, o forse l’antica chiesa. Alla sua morte (avvenuta intorno ai 70 anni, secondo le analisi delle ossa conservate nel sacello), il corpo viene sepolto in cima alla roccia sulla quale aveva vissuto e che presto diviene mèta di pellegrinaggi.
Alla fine dell’anno Mille il culto è ormai consolidato e riconosciuto dal vescovo di Trento. Nel 1120 le reliquie vengono traslate e collocate nell’attuale sacello. Alcune di queste vengono donate a chiese del Tirolo, della Baviera e della Boemia, in particolare a Thaur, Sankt Georgenberg, Habach, Hohenwart. Ancora oggi il santuario è meta di pellegrinaggi, provenienti soprattutto dal Tirolo.
La festa di San Romedio cade il 15 gennaio.